mercoledì, 07 maggio 2008

una brutta giornata

esausta. come il toner terminato della stampante all'angolo. e disconnessa...
legata al resto del mondo da questa “rete” fittizzia .
sola come uno dei numeri primi gemelli di cui parla Paolo Giordano nel suo primo, fantastico, libro La solitudine dei numeri primi. condannata a camminare in parallelo, senza incontrare mai ....

ok, è una brutta giornata  

postato da: lunaspina27 alle ore 07/05/2008 12:59 | link | commenti (2)
categorie: attese
lunedì, 31 marzo 2008

Massimo mi ha detto di scriverli su un quadernino. Così, per vedere se i sintomi riescano a passare dal corpo alla carta. Non ci vanno del tutto, ma sicuramente è meglio che niente. Era tanto che non mi capitava. Anni, direi. E quando mi capita mi succede anche di avere un disperato bisogno di toccare, accarezzare, baciare.
No, non è corretto. di essere toccata, accarezzata, baciata, scopata... l'ho sempre fatto, in un certo senso, con il primo che ho incontrato. Peggio si poneva, e meglio era. é come quelli che si tagliano. che si fanno male e non sanno smettere.
io ci sto provando

postato da: lunaspina27 alle ore 31/03/2008 17:57 | link | commenti (2)
categorie:

Domande epocali

Sono ipocondriaca, umorale, instabile sentimentalmente. ci sono perodi in cui ho mille malattie al giorno e giornate in cui mi sento sola come un cane. In più sono anche sufficientemente carina.
Mi chiedo: perchè non sono anche io famosa come quei matti che affollano i nostri teleschermi?

postato da: lunaspina27 alle ore 31/03/2008 17:27 | link | commenti
categorie: amici, televisione, ansia
venerdì, 01 febbraio 2008

Hei June

Il dolore è come il sesso, June. Una questione di pudore....
perchè come il sesso non passa dal cervello ma solo dalla pancia. Perchè come il sesso può essere sporco, torbido, animalesco.
chi non sa provare dolore, chi non lo sa urlare, chi lo ha dimenticato, non sa più fare l'amore.
se non hai nulla da fare nel fine settimana  ( e hai voglia di guardare oltre il muro) guarda o ri-guarda Non ti Muovere di Sergio Castellitto.  è tutto li. non occorre dire altro.

postato da: lunaspina27 alle ore 01/02/2008 17:34 | link | commenti (1)
categorie: amore, cinema, ricordi, sesso

BEIRUT- MARSIGLIA: UNA STORIA DI DONNE. SICURE CHE SIAMO TUTTE UGUALI?


 

Devo ammettere che mi succede spesso. Apro il giornale, cerco il film che vorrei andare a vedere e mi accorgo che, in realtà, ne vorrei andare a vedere due. Nel senso che, tutti e due, mi comunicano la stessa curiosità. Mi è accaduto anche nel caso di Caramel e di Cous Cous. Li ho visti proprio nella sequenza che ho scritto e, alla fine, la pancia mi diceva più o meno le stesse cose: non sono dei capolavori – nessuna personale stelletta, insomma, ma sono belli. E, soprattutto, mi hanno fatto sentire, con mio grandissimo stupore, fisicamente – e non sto dicendo in senso metaforico- fisicamente lontanissima dal quel mondo. Un mondo di donne (stesso genere di chi scrive) di donne che mentalmente mi affascinano ma che, ho capito, non mi riguardano affatto. Sapete perché? Perché noi, con quella fisicità così terrena, così tattile, così meravigliosamente seducente e quindi per nulla artefatta, non centriamo un tubo. Non più. Non ora. Non oggi. Forse sarà per via che noi siamo così abituati, ormai, ad attori professionisti ( e nei due film di non professionisti ce ne sono tanti, ops, tante). Perché il nostro è un mondo asettico, troppo pulito, troppo finto. Il salone di bellezza di Caramel (lungometraggio che racconta la vita delle gestrici libanesi del locale), ad esempio, una qualunque delle nostre ASL lo chiuderebbe senza nemmeno fare analisi approfondite. E tu, raffinata occidentale che mi leggi, non ci metteresti piede nemmeno sotto tortura.  Per non parlare della cucina della moglie di Seliman, il pescatore-emigrato marocchino che la globalizzazione licenzia e lui, non dandosi per vinto, da un peschereccio arrugginito decide di fare un ristorante. Etnico. Ma che tipo di ristorante vuoi che facesse? Quella cucina è piccola, i piani d'appoggio per lavorare inesistenti: anche la più modesta delle cucine della nostra periferia non è più così. La comperi all'Ikea, la tua cucina. Fa il verso a quelle milionarie, in euro, della pubblicità, la tua cucina. Il locale della regina del cous cous  è davvero un altro film. E non ci riguarda. E la guardiamo da lontano. E anche se i due lavori, nel loro più che nobile intento, vorrebbero avvicinarci a quel mondo, farcelo capire più da vicino, non fanno che allontanarcene ancora di più. E forse non è un male. Come non è un male la fantastica pancia francamente super rotonda, e super sexy, della giovanissima protagonista di Cous Cous scatenata in una finale danza del ventre che vale tutto il film. Un pancia così diversa da quella della star mediatica del momento, la modella-first dame Carla Bruni. La sua non c'è. Per il gossip patinato che la insegue da settimane, la pancia non c'è più.

Uscendo sia dalla prima che dalla seconda proiezione non sapevo cosa augurarmi: se un inevitabile progresso di quel mondo, oppure un impossibile fermo immagine. Ragazze, restate così. Vere, vocianti ( si parlano tutte continuamente addosso, sembra Napoli in uno dei suoi vicoli) belle, rotonde. E soprattutto non rifatte. Da tutti i punti di vista.


postato da: lunaspina27 alle ore 01/02/2008 11:05 | link | commenti
categorie: cinema